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Urbino: cosa vedere

A Urbino cosa è possibile vedere? Moltissime opere e monumenti di pregio: la città Ducale è un luogo incantato, fuori dal tempo, dove ammirare musei ricchi di opere preziose, chiese dal fascino unico, piazze monumentali che riportano allo splendore dei fasti rinascimentali.

In ogni vicolo, a ogni incrocio, la Storia parla al visitatore: gli indica la strada da seguire, alla scoperta di un passato glorioso, che affonda le sue radici nella grande epopea della dinastia dei Montefeltro.

Monumenti e Piazze

A Urbino, se dovete scegliere cosa vedere, non potete assolutamente perdere questi gioielli:

  • FORTEZZA ALBORNOZ – il bastione fortificato che protegge Urbino dalla metà del ‘300. Presidio militare di un tempo lontano, oggi è uno splendido punto panoramico da cui godere della bellezza della città Ducale. Ora luogo di pace, ieri di difesa militare: due anime che fanno della fortezza un luogo veramente unico, in grado di emozionare chiunque vi arrivi.
  • PIAZZA RINASCIMENTO – il cuore pulsante dell’antica città, il suo centro propulsore. Nata dopo la metà del ‘500, quando al potere erano arrivati i Della Rovere, dopo i Montefeltro, era il luogo dove la vita dell’antica città Ducale si svolgeva vitale e dinamica.
  • I PORTALI GOTICI – Considerati uniche testimonianze del Trecento urbinate, sono i portali di Casa Porfiri, del vicino cortile inferiore di Palazzo Bonaventura – Odasi, dell’Oratorio della Croce, in via S. Chiara, e l’antico Palazzo dei Montefeltro, oggi sede universitaria.  A seguito di storicizzati interventi sulle strutture e sulle relative aperture, l’immagine complessiva trecentesca non è più fedele, ma sono ancora ben visibili le strutture lapidee originarie.
  • EX OSPEDALE DI SANTA MARIA DELLA MISERICORDIAIl portico a tre arcate con le colonne sormontate da bei capitelli in pietra serena è ciò che rimane di un vasto edificio risalente al XV secolo, che insisteva su un fabbricato del XIV, probabilmente eretto  dalla Confraternita della Misericordia di Pian di Mercato.   L’edificio fu utilizzato come ospedale fino all’inizio del XX secolo, quando tali funzioni vennero trasferite nell’ex Convento di S. Chiara.
  • PALAZZO BONAVENTURA ODASI – La famiglia Odasi divenne probabilmente proprietaria del palazzo a partire dalla metà del XV secolo, dopo che i Bonaventura lo vendettero per trasferirsi nell’antica dimora della famiglia Montefeltro, oggi sede centrale dell’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”. Verso la fine del XV secolo l’edificio venne modificato in modo significativo, in concomitanza con l’accresciuto prestigio del proprietario, Ludovico Odasi, precettore del figlio di Federico da Montefeltro, Guidobaldo I, e di Francesco Maria I Della Rovere.
    Il nucleo più antico della struttura corrisponde alla porzione di edificio che si articola attorno al cortile inferiore, risalente al XIV secolo, completamente rinnovato nel secolo successivo. Dal cortile superiore si accede al bellissimo porticato del XV secolo, caratterizzato da eleganti colonne sormontate da capitelli ionici e coperto con un bellissimo soffitto ligneo a cassettoni.
  • PALAZZO PASSIONEI PACIOTTI – SEDE UNIVERSITARIA – FONDAZIONE CARLO E MARISE BO – Il palazzo acquisì la struttura attuale alla fine del XV secolo, quando la Famiglia Passionei lo acquistò da Federico da Montefeltro e ne avviò i lavori di rinnovo. Dalla metà del XVI secolo l’edificio divenne di proprietà della Famiglia Paciotti, che lo modificò ulteriormente. Nel 1841 ospitò un conservatorio femminile. Rispettando uno schema tipicamente urbinate, la struttura si apre a valle verso il paesaggio, che può essere ammirato e vissuto dal cortile interno. L’originario progetto  quattrocentesco è attribuito a Luciano Laurana, mentre gli interventi successivi a Francesco Di Giorgio Martini, al suo collaboratore Cozzarelli e alle maestranze di Palazzo Ducale. Nel XX secolo l’edificio è stato restaurato su un progetto dell’Architetto Giancarlo De Carlo e oggi è sede della Fondazione Carlo e Marise Bo.
  • PALAZZO ALBANI – Dimora della Famiglia Albani dal XV secolo, il palazzo si affaccia su via Bramante. Costruito in più riprese, l’edificio venne ampliato nel XVI secolo e successivamente ristrutturato nel XVIII secolo a opera di diversi architetti, fra i quali Luigi Vanvitelli, senza alterare l’originario impianto strutturale. Dopo un periodo di abbandono, a seguito all’estinzione della famiglia nel 1852, il palazzo è oggi una delle sedi dell’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo.
  • PALAZZO CORBOLI – Il prestigio e l’importanza dell’edificio sono testimoniate dalle sale di rappresentanza riccamente ornate e decorate, che conservano ancora oggi importanti affreschi degli artisti urbinati Francesco Antonio Rondelli e Antonio Romiti. Un soffitto in stucco di questo palazzo, realizzato nel XVI secolo da  Federico Brandani, è oggi visibile nella Galleria Nazionale delle Marche – Palazzo Ducale.  Antica dimora della Famiglia Corboli, la struttura attualmente ospita gli uffici dell’Ente Regionale per il Diritto allo Studio Universitario di Urbino.
  • RAMPA ELICOIDALE E DATA – ORTO DELL’ABBONDANZA – Negli anni ottanta del XV secolo avvenne la definizione del prospetto occidentale inferiore del Palazzo Ducale, del piazzale del Mercatale, della parte inferiore della Rampa e delle Stalle Ducali, che assunsero sostanzialmente l’attuale fisionomia. Le strutture delle scuderie del Duca  e la rampa elicoidale di collegamento interno fra questa e il Palazzo Ducale vennero  realizzate dall’architetto Francesco di Giorgio Martini.  La Data, come vengono chiamate le stalle ducali, poteva contenere trecento cavalli: lunga 127 metri, larga 10 metri ed alta 13, aveva copertura a volta ed era illuminata dalle ampie finestre in facciata,  ancora oggi utilizzate a tale scopo. Alla metà del XIX secolo divenne la sede dei granai della città, da cui il nome “Orto dell’abbondanza”. La Rampa collegava invece il piazzale del Mercatale ai locali voltati della Data; da qui al cuore della città e al Palazzo Ducale e, attraverso il camminamento sulle mura, al Colle delle Vigne. La parte superiore e la copertura della rampa vennero demolite nel XIX secolo per permettere la costruzione del Teatro.
  • FONTANA BENEDETTO XIII – Costruita nel 1729,  si trova sul lato opposto del vestibolo d’ingresso di Palazzo Albani. La fontana è stata dedicata dagli urbinati a Papa Orsini, Benedetto XIII, in ricordo dei benefici concessi alla città. La struttura è sormontata da un frontone a volute e festoni, al centro  del quale è posizionato lo stemma papale.
  • FONTANA DEL LEONE – Posizionata nel largo fra via Sant’Andrea e Cesare Battisti,  la Fonte di Lavagine, detta anche Del Leone o Barberina, era utilizzata dalle lavandaie e dalla gente della contrada, ed era presumibilmente posta al termine del vecchio acquedotto. La monumentalità della fontana risale all’inizio del XVIII secolo, quando il Cardinale Annibale Albani fece erigere contro il terrapieno dell’attuale Orto Botanico la facciata in bugnato composta da tre nicchie. Originariamente la nicchia centrale ospitava una statua di ninfa fluviale.
  • MONUMENTO A RAFFAELLO – Il Monumento è stato realizzato alla fine del XIX secolo dello scultore torinese Luigi Belli. La scultura, originariamente collocata in Piazza Duca Federico, nel 1947 venne trasferita in Piazzale Roma, detto anche “Pian del Monte”.  Insieme al monumento,  il piazzale ospita anche i busti degli uomini illustri legati a Urbino.
  • ORTO BOTANICO – L’area era in origine un grande orto recintato, comunicante con il vicino Convento di S. Francesco, che nel 1798, durante l’occupazione napoleonica, venne trasformato dal Comune in Orto Botanico a beneficio della Libera Università di Urbino. Il progetto della palazzina d’ingresso è opera di Vincenzo Ghinelli, e venne realizzato nel 1846.  Oggi l’Orto Botanico è un centro di supporto alla ricerca e alla didattica dell’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo.
  • PIAZZA DELLA REPUBBLICA – Il cuore della vita cittadina, uno dei luoghi che hanno costituito il fulcro dello sviluppo della vita economica e sociale cittadina. Chiamata una volta Pian di Mercato per le attività che qui si svolgevano, o Pian di Mezzo in epoca romana, quando la piazza di trovava fuori dalla cinta muraria, divenne nel corso del tempo punto d’incontro tra quattro vie: due che scendevano, Lavagine e Valbona, e due che salivano, al Poggio e al Monte.  Si aggiunse poi Corso Garibaldi e in mezzo alla piazza venne innalzato un obelisco, poi spostato altrove. La piazza che si ammira oggi è stata realizzata nel XIX secolo, grazie all’ampliamento degli spazi della precedente. Sulla piazza convergono tutte le principali vie cittadine e al centro campeggia la fontana progettata da Diomede Catalucci nel 1908, eliminata nel 1927 e poi introdotta nuovamente negli anni ’90.
  • CORSO GARIBALDI – Corso Garibaldi è il frutto di un intervento urbanistico proposto da Vincenzo Ghinelli, volto a collegare il Teatro con Piazza della Repubblica. La nuova strada faceva parte di un ampio progetto di modifica delle struttura urbana e delle rete viaria della città. Lo scopo del progetto era migliorare il collegamento fra il centro  storico e le strade esterne alle antiche mura, andando a soddisfare le  esigenze di  mobilità che nell’800 erano già evidenti.

Musei

La grandezza della città Ducale sta tutta nel suo immenso patrimonio culturale. A Urbino non c’è dubbio su cosa vedere, oltre a monumenti e piazze: i musei, tappe irrinunciabili di un soggiorno nella città dei Duchi.

  • PALAZZO DUCALE – GALLERIA NAZIONALE DELLE MARCHE – Nel 1444, alla scomparsa di Oddantonio Duca di Urbino, il fratellastro Federico assunse il potere e decise di realizzare la nuova residenza della famiglia Montefeltro. I primi lavori interessarono un’area occupata da alcune abitazioni, in corrispondenza di quella che oggi è l’ala orientale del Palazzo Ducale,  dove attualmente troviamo l’Appartamento della Jole.Durante la vita di Federico (1422-1482) la realizzazione del palazzo si articolò in varie fasi, tutte condotte sotto la sua supervisione: la prima attribuibile a Maso Di Bartolomeo, che lavorò con il supporto di abili maestranze fiorentine, al quale seguì l’architetto Luciano Laurana. Dagli anni settanta del Quattrocento  operò  l’architetto Francesco di Giorgio Martini, che continuò i lavori anche dopo la morte di Federico. Fra i numerosi artisti impiegati nella costruzione della struttura compaiono Michele di Giovanni da Fiesole detto Il Greco, Pasquino da Montepulciano, Francesco di Simone Ferrucci, Domenico Rosselli, Baccio Pontelli e artisti quali Botticelli, per i cartoni preparatori delle tarsie lignee dello studiolo, e Giuliano da Majano, esecutore del complesso ligneo. Dal 1912 il palazzo ospita la Galleria Nazionale delle Marche, nella cui collezione di opere d’arte spiccano il Ritratto di Gentildonna – La Muta di Raffaello; la Flagellazione e la Madonna di Senigallia di Piero della Francesca; la Città Ideale; il Miracolo dell’Ostia Profanata di Paolo Uccello, l’Ultima Cena e la Resurrezione di Tiziano,  assieme a tanti altri capolavori.
  • CASA NATALE DI RAFFAELLO – CASA SANTI – Nella metà del XV secolo il nonno di Raffaello formalizzò l’acquisto di parte della struttura dalla Confraternita della Misericordia di Pian di Mercato. A valle dell’ingresso alla residenza di famiglia, oggi al civico 57, era posta la bottega del padre di Raffaello, Giovanni Santi, ancora caratterizzata dal banco con il taglio a davanzale e dalla piccola porta di accesso a monte, di cui al civico 53. Al primo piano, sopra la bottega, c’è quella che per tradizione  è considerata la stanza natale del grande pittore, resa riconoscibile dalla lapide apposta dall’architetto urbinate Muzio Oddi a fine Cinquecento. All’interno della stanza è conservato l’affresco raffigurante la Madonna con il Bambino, originariamente posto a pianterreno e attribuito a Raffaello. Il cortile interno della casa era con buona probabilità originariamente in stretta connessione con la bottega, come testimoniato dalla presenza della pietra utilizzata per macinare i colori e del lavabo cinquecentesco. All’interno della struttura sono oggi esposte opere di rilievo. Fra le più note, il San Sebastiano di Giovanni Santi,  una Madonna attribuita a Giulio Romano e copie moderne di opere raffaellesche.

Le Chiese

In città ci sono due edifici religiosi di luminosa bellezza, che parlano ancora oggi del grande passato cittadino:

  • LA CATTEDRALE L’imponente Cattedrale di S. Maria Assunta, progettata nel XV secolo da Francesco di Giorgio Martini, fu ristrutturata secondo lo stile Neoclassico alla fine del Settecento dall’architetto Giuseppe Valadier. La Chiesa presenta dipinti, sculture e un arredo liturgico che costituiscono gli esempi più significativi dell’arte urbinate dal Cinquecento all’Ottocento. Le cappelle absidali sono impreziosite da stucchi dorati e dipinti eseguiti da artisti della scuola di Federico Barocci. Quest’ultimo realizzò per la Cappella del SS. Sacramento il suo capolavoro assoluto, l’Ultima Cena (1590-1599), su commissione del Duca di Urbino Francesco Maria II Della Rovere. Le cappelle absidali non toccate dalle ristrutturazione settecentesca, conservano gli apparati decorativi barocchi.
  • MONASTERO DI SANTA CHIARA – SEDE ISIA Istituto Superiore per le Industrie Artistiche – L’edificio è un monumento di estrema rilevanza nel contesto urbinate, secondo solo al Palazzo Ducale. Antiche fonti dicono che la committenza è da attribuire a Elisabetta Feltria, figlia di Federico da Montefeltro, che nel 1482 avrebbe affidato i lavori a Francesco di Giorgio Martini. Di tipica concezione martiniana è la chiesa con pianta circolare, iscritta entro un quadrato. Maestoso appare il prospetto a valle, con il loggiato a due ordini e due corpi ad ali sul giardino. Nel XVI secolo divenne Mausoleo Ducale e vi trovò sepoltura Francesco Maria I Della Rovere per il quale Bartolomeo Ammannati realizzò la tomba ducale, disegnata da Girolamo Genga. Avevano già trovato qui sepoltura Gentile Brancaleoni e Battista Sforza, le due consorti di Federico da Montefeltro.  Negli anni sessanta dell’Ottocento  il monastero divenne un istituto di educazione e dal 1904 ospedale civile, periodo nel quale fu oggetto di profonde trasformazioni. Oggi è sede dell’ISIA – Istituto Superiore per le Industrie Artistiche.
  • CHIESA DI SAN FRANCESCO – La chiesa e il convento si trovano sull’area appartenuta alla Badia e al Convento di S. Angelo dei Benedettini. Le prime a essere edificate furono le fabbriche costituite da tre chiostri, oggi trasformati. Il chiostro-cimitero, era addossato al fianco sinistro della chiesa, definitivamente modificato nel XIX secolo, quando furono effettuati i lavori per l’apertura di Piazza delle Erbe (oggi Piazza San Francesco). La costruzione della chiesa originaria a due navate avvenne nel XIV secolo. La struttura contemporanea a tre navate è frutto delle profonde trasformazioni che nel XVIII secolo interessarono la chiesa e il convento. Considerata il “pantheon” degli urbinati, sono qui sepolti cittadini illustri come Giovanni Santi e Magia Ciarla, genitori di Raffaello Sanzio, e il pittore Federico Barocci. Sull’altare maggiore è collocato il Perdono di Assisi, capolavoro di Federico Barocci (1535 – 1612), a cui fanno eco le tele del transetto raffiguranti San Pietro che battezza i Santi Processo e Martiniano, di Giuseppe Passeri, e San Pietro che battezza il centurione Cornelio, di Ercole Procaccini.
  • CHIESA E CONVENTO DI SAN BERNARDINO – Secondo antiche fonti, la chiesa venne innalzata per volere di Federico da Montefeltro, eleggendo questo luogo a proprio mausoleo, dove riposano le sue spoglie e quelle del figlio Guidobaldo. Il progetto è da attribuire a Francesco di Giorgio Martini, che creò una struttura dalle esemplari forme rinascimentali, adottando soluzioni già presenti nel suo repertorio architettonico, come la cupoletta al centro del transetto, o il bel portale in pietra della Cesana costituito da colonnine scanalate, simili a quelle di Palazzo Ducale. Nel 1811 le truppe napoleoniche trasferirono dall’altare maggiore di questa chiesa la grande pala raffigurante la Madonna con Bambino, Santi e  il Duca Federico, di Piero della Francesca, realizzata  fra il 1472 ed il 1474, per trasferirla a Brera (Milano).  Il complesso monumentale comprende anche il convento  e la chiesa di San Donato.  Il convento è organizzato attorno a due spazi aperti: il chiostro e il cortile. Il chiostro è riferibile alla prima attività architettonica  di Francesco di Giorgio Martini. La  chiesa, risalente al XIII secolo, oggetto di grandi mutamenti, contiene il monumento sepolcrale di Guidantonio da Montefeltro. L’intero complesso domina l’omonimo colle di S. Donato, dal quale si apprezza il versante orientale della città ducale, che dista circa due chilometri dal centro della città.
  • CHIESA DI SAN DOMENICO – La Chiesa di San Domenico risale al 1362 e fu consacrata nel 1365. Sulla facciata è presente una doppia scalinata che converge verso il portale, opera del fiorentino Maso di Bartolomeo (1449-1451). La lunetta, rappresentante la Madonna con Bambino e Santi su sfondo azzurro, è opera di Luca Della Robbia (1451).L’interno della Chiesa è composto da un’unica navata, completamente rifatta nel Settecento e parte delle decorazioni che rivestivano le pareti sono andate perse. Ai lati dell’altare maggiore si possono ammirano due tele di Francesco Vanni, che raffigurano Angeli. Sull’altare maggiore domina la Madonna col Bambino, San Domenico, Santa Caterina da Siena e Santa Rosa da Lima, opera notevole di Giovanni Conca.

Teatri

Il fiore all’occhiello di Urbino, per quanto riguarda le manifestazioni culturali e artistiche, è il Teatro Raffaello Sanzio, la cui data di costruzione si colloca attorno alla metà dell’800. Caratteristica la sua posizione, proprio sopra la grande area di Mercatale, oggi principale centro di snodo del traffico cittadino. La particolarità di questa costruzione sta nel fatto che per la sua realizzazione si dovette rimettere mano anche alla zona circostante il teatro e per il lavoro venne chiamato un marchigiano, l’architetto Vincenzo Ghinelli.

Nel piano di risistemazione generale di Ghinelli erano ricomprese anche la piazzetta semicircolare davanti al teatro, la scarpata del Pincio, che doveva diventare un vero e proprio giardino, e il portico di corso Garibaldi. Il Sanzio oggi ospita ogni anno importanti stagioni di prosa, musica e anche spettacoli per bambini.

Grandi luoghi storici per una grande vacanza, dunque: che aspettate, prenotate il vostro soggiorno a Urbino! Scegliete il pacchetto, l’offerta o la struttura che vi interessa di più!

 

Gli Oratori

Un grande e crescente interesse per la storia sta portando un numero sempre maggiore di persone a riscoprire l’esperienza delle Confraternite per non dimenticare e non perdere quel patrimonio prezioso che si è accumulato nei secoli. Esse hanno accompagnato il cammino umano con una varietà incredibile di opere creative che ancora oggi sono alla base della struttura sociale del nostro paese. Le loro sedi, gli Oratori, sono disseminati nei centri urbani più antichi e custodiscono ancora gelosamente le tracce di quella storia; tracce così straordinarie da essere spesso annoverate tra i capitoli principali della storia dell’arte italiana.

  • ORATORIO DELLA GROTTA  – “L’Oratorio della grotta, presenta tra i suoi tesori una splendida pietà in marmo eseguita da Giovanni Bandini nel 1597 su commissione di Francesco Maria II della Rovere. La sua origine è da collegarsi a quella di una pia Confraternita (riunita dal padre Recalchi, minore osservante veronese, venuto a predicare a Urbino nell’anno 1500) che iniziò la sua attività in varie sedi, finchè il patrizio urbinate Girolamo Staccoli fece richiesta a Guidobaldo I di alcune stanze dei sotterranei del Duomo. Accolta la richiesta i Confratelli ridussero a Oratorio due di codesti ambienti che officiarono nel 1507 come Compagnia dell’Umiltà.(…)”
    Da Urbino, i mattoni e le pietre, Franco Mazzini, Argalia Editore, 1982 Urbino
  • ORATORIO DI SAN GIOVANNI – Affrescato nel 1416 dai Fratelli Lorenzo e Jacopo Salimbeni da San Severino. Straordinario esempio di quel gotico internazionale che rappresenta l’ultimo anello di congiuntura tra le pittura medievale e le nuove conquiste rinascimentali.
  • ORATORIO DI SAN GIUSEPPE –  Il gioiello di questa Confraternita – che si è distinta nell’assistere i condannati a morte e i loro familiari – è costituito dal Presepe realizzato in scagliola tra il 1545 e il 1550 dal plastificatore urbinate Federico Brandani.
  • ORATORIO DELLA MORTE – L’Oratorio della Morte venne realizzato nel XVI secolo quale sede dell’omonima Confraternita, precedentemente localizzata nella chiesa della S.S. Annunziata fuori le mura. L’accesso all’oratorio avviene da un grande portale in bugnato attribuito al fiorentino Bartolomeo Ammannati. All’interno, l’altare maggiore della struttura, ad aula unica rettangolare, ospita la celebre Crocifissione di Federico Barocci (1535-1612), commissionata dalla stessa Confraternita alla fine del XVI secolo.
  • ORATORIO DELLE CINQUE PIAGHE – L’Oratorio è datato attorno al 1643, ma il suo piccolo portale di accesso è di linea settecentesca. All’interno presenta un’architettura sobria con ricche volte, si possono ammirare il Crocifisso in cartapesta posizionato nella nicchia centrale, e le dieci tele con “Scene della Passione di Cristo” di pittori appartenenti alla tradizione baroccesca.

Università di Urbino

L’origine dell’Università di Urbino è strettamente legata alla storia dell’omonimo Ducato che, agli inizi del XVI secolo, era Vicariato di Santa Romana Chiesa, retto in successione da Guidubaldo I da Montefeltro (1482-1508) e da Francesco Maria I Della Rovere (1508-1538). Infatti, una serie di vicende, che sembrano unire l’interesse generale della Santa Sede e il nepotismo di papa Giulio II, segnò, tra il 1506 ed il 1507, la nascita del primo nucleo di quello Studio pubblico che avrebbe determinato nei secoli e fino ai nostri giorni le sorti di Urbino.

Tutto nasce con il decreto di Guidubaldo I che il 26 aprile 1506 riordinava il Collegio dei Dottori di Urbino e con la bolla di Papa Giulio II, Ad Sanctam Beati Petri Sedem Divina Dispositione Sublimati, datata 18 febbraio 1507, che costituiscono i documenti istitutivi più importanti della Magistratura urbinate, che, tra l’altro, aveva anche la facoltà di dottorare.

È necessario osservare che, se il potere giuridico di Guidubaldo da Montefeltro era quello, ampio, concesso ai Vicari della Chiesa, i suoi domini e quelli rovereschi restavano sottoposti alla giurisdizione ultima ed alla sovrintendenza del Rettore della Marca, del Legato di Bologna e di quello di Perugia, data la complessa posizione geografica del territorio.

La bolla di Giulio II aumentava le prerogative dei Montefeltro con “il sottrarre totalmente, separare e liberare da ogni giurisdizione e dalla soprintendenza del Rettore della Marca, nonché delle Legazioni di Bologna e di Perugia” il Ducato di Urbino, creando cioè una magistratura competente anche per i territori della Signoria di Senigallia e del Vicariato di Mondavio, stabilendo che il Collegio dei Dottori avesse un’ autorità pari a quella del Rettore della Marca (fatto che consentirà, dopo la fine della dinastia roveresca, la nascita della Legazione di Pesaro e Urbino). Sono, dunque, facoltà di ampliamento giuridico e territoriale quelle che solo il pontefice poteva conferire alla magistratura ordinata da Guidubaldo.

Il Collegio urbinate ha la facoltà di dottorare, come provano molti documenti, e acquista subito buona fama. Le sue prerogative vengono ampliate dalla bolla di Pio IV Sedes Apostolica Gratiarum Abundantissima Mater del 22 febbraio 1564, che conferisce al Collegio dei Dottori più ampie prerogative “ad instar nonnullorum aliorum Italiae Collegiorum”.

La bolla è assai importante ai fini della storia dell’Università, perché non solo conferma al Collegio la facoltà di dottorare in legge, ma gli conferisce anche quella di attribuire la laurea poetica, di promuovere ai gradi di baccalaureato, licenziatura, dottorato e magistero in diritto civile, in utroque jure, in medicina e in ogni altra facoltà consentita.

Subito il duca Guidubaldo II Della Rovere, affinché la concessione non restasse sulla carta, la fece diffondere con bandi in tutto lo Stato, decretando, il 17 agosto 1565, che nessuno potesse più ricevere lauree o gradi accademici se non dal Collegio urbinate e – fatto ancora più importante – che nessuno potesse esercitare alcun ufficio se non avesse riportato prima il titolo accademico necessario a ricoprirlo.